Dopo diversi mesi è stato finalmente pubblicato il Piano nazionale per la transizione ecologica (PTE) che era stato approvato dal Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) l’8 marzo 2022. Negli ultimi mesi il tema dell’ecologia è giustamente sempre più protagonista nelle normative italiane ed europee, come il Regolamento UE 2020/852.

Piano nazionale per la transizione ecologica - Cosa contiene?
Piano nazionale per la transizione ecologica – Cosa contiene?

Il Piano nazionale per la transizione ecologica ha l’obiettivo di offrire un inquadramento generale sulla strategia per la transizione ecologica in Italia, con la definizione di un quadro concettuale anche per gli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il piano dovrà coordinare le seguenti politiche:

  • Riduzione delle emissioni di gas climalteranti;
  • mobilità sostenibile;
  • contrasto al dissesto idrogeologico e al consumo del suolo;
  • risorse idriche e relative infrastrutture;
  • qualità dell’aria;
  • economia circolare.

La premessa del Piano per la transizione ecologica comunica l’intenzione di perseguire un approccio sistemico, orientato alla decarbonizzazione ma non solo; caratterizzato da una visione olistica e integrata, che include la conservazione della biodiversità e la preservazione dei servizi ecosistemici, integrando la salute e l’economia e perseguendo la qualità della vita e l’equità sociale. 

Termini temporali

I termini temporali del Pte arrivano fino al 2050, anno in cui l’Italia deve conseguire l’obiettivo, chiaro e ambizioso, di operare “a zero emissioni nette di carbonio” e quindi allontanandosi dall’idea dall’idea di creazione di ricchezza a scapito dell’aumento delle emissioni.

I presupposti per la riuscita del Piano nazionale per la transizione ecologica

  1. Consenso, la partecipazione e un approccio non ideologico alle questioni aperte. è necessaria una forte volontà collettiva di collaborare e una piena disponibilità a cambiare comportamenti e pratiche consolidate e ad operare concretamente attraverso l’impegno pubblico. Quindi il piano ha bisogno dell’impegno pubblico, dei singoli cittadini, delle imprese e del settore no-profit.
  2. Centralità della ricerca scientifica nella produzione di innovazione;
  3. Semplificazione delle regole che governano l’attuazione dei progetti. Così facendo si rende più facile l’opera di trasformazione nei tempi e nei modi previsti.

Piano nazionale per la transizione ecologica – Piani settoriali

Successivamente il Pte tratta di 8 aree in particolari che possono essere definire il vero contenuto del piano.

Decarbonizzazione

Con l’obiettivo di progredire nel processo di azzeramento delle emissioni di origine antropica di gas a effetto serra fino allo zero netto nel 2050. L’obiettivo fissato per il 2030 è quello di tagliare le emissioni del 55% seguendo l’obiettivo europeo. Il Piano per la transizione ecologica prevede uno sforzo ulteriore nelle politiche di risparmio energetico, specialmente nel settore edile e dei trasporti. La generazione di energia elettrica, a sua volta, dovrà dismettere l’uso del carbone entro il 2025 e provenire nel 2030 per il 72% da fonti rinnovabili, fino a sfiorare livelli prossimi al 95-100% nel 2050. Allo stesso tempo non bisogna trascurare il fenomeno della povertà energetica, che nel nostro Paese interessa il 13% delle famiglie. Questo fenomeno vede i nuclei familiari che per motivi economici e sociali non riescono a riscaldare o raffreddare adeguatamente la propria abitazione.

Il piano riporta un dato a vantaggio dell’Italia, ovvero che il nostro paese beneficia di un irraggiamento solare superiore del 30-40% rispetto alla media europea, ma che questi vantaggi energetico-ambientali sono stati ostacolati da difficoltà autorizzative che hanno frenato la crescita del settore.

Mobilità sostenibile

La mobilità sociale è di fondamentale importanza, dato il fatto che è necessario trovare soluzioni per incrementare i livelli di appetibilità e fruibilità del servizio di trasporto pubblico. L’obiettivo è quello di portare più persone possibili ad utilizzare i mezzi pubblici riducendo così le emissioni. Inoltre anche la mobilità privata dovrà progressivamente essere convertita a zero emissioni.

Inquinamento dell’aria

Ridurre l’inquinamento sotto le soglie di attenzione indicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), cercando di azzerarlo il più possibile. Questa riduzione apporterà diversi benefici sia alla salute umana sia agli ecosistemi. Inoltre nel piano per la transazione economica ci sono anche altri obiettivi intermedi come la riduzione di oltre il 55% gli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico entro il 2030.

Contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico

Il piano indica fondamentale prendere in considerazione questi aspetti poiché sono strettamente connessi tra di loro e ai cambiamenti climatici. Per minimizzare queste dinamiche distruttive è necessario da un lato adottare obiettivi stringenti di arresto del consumo di suolo, fino a un suo azzeramento netto entro il 2030, dall’altro migliorare sensibilmente la sicurezza del territorio e delle comunità più vulnerabili, tutelando anche il paesaggio storico e artistico del Paese.

Il miglioramento della gestione risorse idriche e delle relative infrastrutture

Il Pte indica che le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, anche considerando il probabile aumento di frequenza e intensità degli eventi di siccità, che riguardano l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche. Indica che in continuità con i progetti impostati dal Piano di ripresa e resilienza, il Pte intende completare l’opera di efficientamento e potenziamento delle infrastrutture idriche entro il 2040.

Il ripristino e il rafforzamento della biodiversità

Il Pte sottolinea come la crisi della biodiversità messa a repentaglio non solo dai cambiamenti climatici ma anche dal sovra sfruttamento delle risorse abbia effetti sulla capacità di mitigazione e adattamento del nostro territorio agli impatti climatici in termini di minore assorbimento di carbonio da parte dei sistemi naturali e di maggiore vulnerabilità alle anomalie climatiche ed eventi estremi. La Strategia nazionale al 2030 include tra le misure il rafforzamento delle aree protette dall’attuale 10,5% al 30% della superficie, e dal 3 al 10% di protezione rigorosa entro il 2030.

La tutela del mare

Il Pte indica gli stessi target minimi di tutela al 2030 anche per il mare, e in particolare con il contrasto alla pesca illegale. Inoltre viene evidenziata la necessità di costruire un’alleanza tra le politiche di protezione dell’ambiente marino e le politiche che disciplinano le attività marittime, tra cui i trasporti e la pianificazione dello spazio marittimo, la pesca, l’acquacoltura e la produzione offshore di energia.

La promozione dell’economia circolare, della bioeconomia e dell’agricoltura sostenibile

Passare da un modello economico lineare a uno circolare è fondamentale per raggiungere entro metà secolo un modello additivo e non sottrattivo di risorse. Il modello di produzione/consumo va dunque ripensato in funzione alla produzione additiva, permettendo così non solo il riciclo e il riuso dei materiali ma anche il disegno di prodotti durevoli. Allo stesso tempo devono essere eliminate le inefficienze e gli sprechi e va promossa una gestione circolare delle risorse naturali dei residui e degli scarti anche in ambito agricolo e più in generale nei settori della bioeconomia.

Il Pte offre enunciazioni di principio e prime indicazioni su alcuni aspetti di contesto essenziali quali l’inclusione sociale dei processi , riferimenti alla dimensione occupazionale e alle necessità di upskilling e reskilling della forza lavoro, il ruolo della ricerca scientifica e delle capacità previsionali a lungo termine, il ruolo fondamentale della pubblica amministrazione e di una governance multilivello efficace, il rispetto della legalità, la partecipazione attiva della cittadinanza e degli attori economici come protagonisti, la necessità di attuare una “rivoluzione culturale” con l’educazione al centro.

Infine un paragrafo è dedicato alle leve economiche per l’attuazione del Pte, in cui si insiste su misure di fiscalità che spostino il carico fiscale dal lavoro alle attività più inquinanti e maggiormente dannose per l’ambiente, trasformazione dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad) in Sussidi ambientalmente favorevoli (Saf), incentivi alle imprese e defiscalizzazione per le imprese che innovano nella direzione della transizione ecologica.

Misure di monitoraggio

Nel Piano vengono previste misure di monitoraggio e rendicontazione, con la trasmissione alle Camere entro il 31 maggio di ogni anno, di una relazione sullo stato di attuazione del Piano, dando conto delle azioni, delle misure e delle fonti di finanziamento adottate.

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